La rottura tra Biden e la Chiesa? Colpisce tutti gli americani

Dopo aver ipotizzato il rifiuto dell'eucaristia al Presidente, la Chiesa cerca di frenare le tendenze scismatiche del clero americano.

La sua fede, cattolica, è molto forte: partecipa alla messa ogni domenica e nei giorni festivi perché è “un’occasione di riflessione solitaria”. Lo fa quando si trova a Washington, D.C., in Delaware ma anche in viaggio. E da ben prima del 20 gennaio 2021, giorno in cui si è insediato alla Casa Bianca. 

Questa è una piccola parte della storia di Joe Biden: sposato, vedovo, poi risposatosi. Cattolico praticamente, sì, ma anche pro aborto e favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso.

E fino a quando ha ricoperto la carica di senatore, l’appartenenza religiosa non è mai stato “una” questione. È diventata, però, IL tema di discussione (e divisione) all’interno della Chiesa cattolica americana quando è sceso in campo, si è candidato alla presidenza e ha vinto contro Donald Trump. Una vittoria che ha messo in luce, pressoché subito, le divisioni nella comunità cattolica statunitense. Differenze di pensiero e azione che sono state confermate nelle scorse settimane, quando gli alti prelati degli Stati Uniti hanno redatto un documento sull’Eucaristia.

Ma andiamo con ordine. A pochi giorni dal risultato elettorale del 2020, dieci dei vescovi più importanti del Paese creano un “gruppo di lavoro” per capire come potersi confrontare con un presidente cattolico come Biden.  Il panel, guidato dall’Arcivescovo Allen Vigneron di Detroit, si riunisce due volte su Zoom, a dicembre e a gennaio. Tra i partecipanti spicca il cardinale di New York Timothy Dolan, presente all’inaugurazione di Donald Trump nel 2017 e alla Convention nazionale repubblicana del 2020. Un incontro virtuale a cui prendono parte anche l’arcivescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, e l’arcivescovo Joseph Naumann di Kansas City: entrambi suggeriscono di negare la Comunione al Presidente Biden. Il motivo? La sua posizione a favore dell’aborto. Sul tavolo delle discussioni, secondo tre funzionari cattolici vicini ai prelati, si parla, sì, di come rispondere alle posizioni del Commander-in-chief, ma anche a come potergli “salvare l’anima”.

Il giorno dell’insediamento di Biden, l’arcivescovo di Los Angeles José Gomez, capo della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, rilascia una dichiarazione in cui afferma che alcune delle posizioni di Biden “promuovono i mali morali”. Immediata la reazione del cardinale Wilton Gregory: i commenti di Gomez sono “sgradevoli”. Parole a cui risponde anche Blase Cupich, cardinale di Chicago, che ha stretti legami con Papa Francesco, definendo la dichiarazione “sconsiderata”.

Queste divisioni interne si concretizzano in un momento molto complicato per la Chiesa cattolica in America, che deve fare i conti con lo scandalo di abusi sessuali che provoca una diffusa disillusione nei confronti dell’istituzione. E se, da un lato, l’arrivo di Biden rappresenta una pietra miliare della marcia della fede verso l’accettazione politica, visto che è il secondo presidente cattolico della nazione e sovrintende a un governo con una rappresentanza senza precedenti per la Chiesa (sei dei nove giudici della Corte suprema sono cattolici, così come la presidente della Camera Nancy Pelosi, almeno otto segretari di Gabinetto e molti altri membri dell'amministrazione), dall’altro il Presidente incarna una versione più liberale della fede che può rappresentare una minaccia per il futuro dell’Istituzione in America. 

Biden è a favore di alcune politiche chiave che la Chiesa sostiene, tra cui la promozione della giustizia razziale, l’abolizione della pena di morte, la lotta al cambiamento climatico e l’aiuto ai rifugiati. Ma, nel contempo, sostiene temi non al passo con la dottrina cattolica, come i diritti gay transgender, il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Posizioni spesso definite “non convenzionali” che hanno portato i Vescovi ad un ulteriore confronto a metà giugno. Al centro delle discussioni: la “coerenza eucaristica” dei politici che sostengono il diritto di aborto. Il risultato dell’incontro ha creato ulteriori divisioni proprio in merito alla scrittura, e successiva pubblicazione, di un possibile documento. I vescovi americani, però, hanno chiarito la loro posizione: “Non ci sarà alcuna politica nazionale negli Stati Uniti per negare la comunione ai politici. Il documento sulla comunione ha come obiettivo quello di educare, non ha una natura disciplinare e non prende di mira nessuno. Il tema del negarla o meno non è stato messo ai voti”.

Joe Biden non ha replicato all’incontro dei Vescovi. La sua portavoce, Jen Psaki, ha detto che il Presidente Biden considera la fede una “questione privata” e continua ad andare a messa ogni fine settimana, anche quando è all'estero se possibile. Non vuole che la sua fede sia vista col prisma della politica”. Proprio perché è qualcosa di intimo. E tale deve restare.

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