Addio a Robert Duvall: il tenente del grande schermo
Dai set di Coppola a quelli di Altman, il grande attore è stato un’autorità della New Hollywood, capace di trasformare anche i ruoli secondari in performance iconiche

Il consigliere Tom Hagen, il tenente colonnello Kilgore, il maggiore Frank Burns: basterebbero questi tre nomi per raccontare la statura di Robert Duvall, interprete capace di attraversare il cinema americano senza mai alzare la voce ma imponendo ogni volta un’autorità assoluta.
Con la sua scomparsa perdiamo uno degli ultimi mostri sacri di quella generazione che ha ridefinito Hollywood – cresciuta all’ombra di Francis Ford Coppola e Robert Altman e passata attraverso set condivisi con James Caan, Martin Sheen e Al Pacino.
Con uno sguardo algido e imperturbabile, Robert Duvall si era guadagnato tanti ruoli di potere come militare, poliziotto, leader. Forse non era un caso: figlio di un ufficiale della Marina statunitense, cresciuto tra disciplina e trasferimenti continui,si definiva un navy brat, un figlio della Marina. E sebbene il padre lo immaginasse all’accademia navale di Annapolis, il figlio Robert preferì il teatro. Ecco perché, dopo due anni nell’esercito, si trasferì a New York, mantenendosi come impiegato postale mentre studiava recitazione.
Fu proprio nelle aule del celebre Actor Studio che ebbe l’occasione di stringere amicizia con altri futuri idoli del cinema, come Dustin Hoffman e Gene Hackman. Con loro condivise sia la formazione artistica che la vita precaria da giovane attore. Attori come Hoffman e Hackman, però, erano meno plastici e meno impostati, con un’espressività più reale. L’aspetto severo e ordinario allo stesso tempo, invece, diede presto a Duvall l’allure dell’uomo tutto d’un pezzo che il cinema americano avrebbe imparato a riconoscere.
Gli esordi teatrali lo portarono a conquistare il suo primo ruolo nel 1962, in To Kill a Mockingbird. Da quel momento, le porte di Hollywood si spalancarono per lui. Nel 1972 entrò nella famiglia Corleone con Il Padrino, in un’interpretazione che gli valse la prima candidatura all’Oscar: ne ottenne altre sette in tutta la sua carriera. In Apocalypse Now, Duvall recitò la celebre battuta “I love the smell of napalm in the morning” e ne plasmò il ritmo e il tono nella scena, trasformando un momento già potente in una delle sequenze più iconiche del cinema americano. Il suo tenente colonnello Kilgore domina l’immaginario collettivo, dimostrando come Duvall riuscisse a occupare lo spazio davanti alla telecamera con un’autorità naturale, imprimendo un segno indelebile anche in pochi minuti di schermo.
Duvall ha attraversato il western, il film di guerra, il melodramma e la satira politica. Una presenza costante sul silver screen. Non credeva nel metodo: piuttosto che affidarsi a tecniche teatrali codificate, preferiva osservare con attenzione le persone e attingere ai propri ricordi per costruire i suoi personaggi. Un’attenzione al dettaglio che gli permise di rendere realistici anche ruoli estremi, dai soldati psicotici ai gangster e ai poliziotti, sempre con equilibrio e autenticità.
Allo stesso tempo, coltivò una carriera autonoma e indipendente, finanziando, scrivendo, dirigendo e interpretando film come The Apostle quando gli studi rifiutavano i suoi progetti: confermò così la sua reputazione di attore-autore capace di seguire la propria visione senza compromessi. La sua straordinaria abilità fu riconosciuta anche dall’Academy, che gli conferì l’Oscar come miglior attore per Tender Mercies (1983). Nella pellicola interpretava un cantante country in crisi, mostrando un’inaspettata delicatezza e profondità nella sua recitazione.
Della sua vita privata si è sempre saputo poco, se non che fosse un appassionato di tango, che praticava durante i soggiorni in Argentina. È così che incontrò Luciana Pedraza, sua quarta moglie. Con lei scelse di vivere lontano dal centro dell’industria, tra la Virginia e l’Argentina, lontano dal circuito mondano di Los Angeles, mettendo una distanza con la capitale del cinema, a conferma del suo carattere riservato.
Con la sua scomparsa, se ne va un altro protagonista della New Hollywood, portando con sé una testimonianza unica, fatta di interpretazioni eterne, di una scuola di recitazione che ha cambiato il cinema americano e di ruoli che non potranno mai più essere replicati. Il suo talento rimane scolpito nella memoria dello spettatore, ricordando al pubblico cinematografico quanto fosse straordinario il cinema che ha contribuito a creare.


