9/11 Memorial | Il futuro del terrorismo dopo l'11 settembre

L'attacco terroristico all'aeroporto di Kabul di agosto scorso ha fatto riemergere la minaccia del terrorismo islamico, ma quanto è concreta?

It was written in their Koran, that all nations who should not have acknowledged their authority were sinners, that it was their right and duty to make war upon them wherever they could be found, & to make slaves of all they could take as Prisoners, and that every musselman who should be slain in battle was sure to go to Paradise.

Lettera a John Jay, 28 marzo 1786

Buona giornata ai nostri lettori,

Oggi analizziamo la ragione per cui l'11 settembre è accaduto in prima battuta, ovverosia il terrorismo islamico. Dopo l'uccisione di Bin Laden e la fine dell'Isis in Siria e Iraq, il tema dell'estremismo religioso musulmano è stato erroneamente derubricato dagli Stati in favore di un ritorno della competizione politica, commerciale e militare in senso classico. Ma non è affatto così.

Matteo Pugliese, ricercatore ISPI ed editorialista di Domani, fa il punto della situazione dopo che la reconquista talebana dell'Afghanistan ha aperto nuovi scenari.


A vent’anni dall’11 settembre 2001, il fenomeno del terrorismo ha subito un’evoluzione per alcuni inaspettata. Dopo l’uccisione di Bin Laden e il declino di Al Qaeda, i vertici militari pensavano che la minaccia jihadista appartenesse al passato. Ha commesso questo errore tutto l’Occidente, ma in particolare gli Stati Uniti, che insistono a considerare il terrorismo un elemento secondario rispetto alla “great power competition”: si ritiene cioè che il futuro dei conflitti tornerà ad essere simmetrico, tra Stati ed eserciti regolari.

Così i vertici del Pentagono hanno elaborato una dottrina che mette al centro la sfida di Cina e Russia. C’è invece chi ritiene che il futuro riserverà uno scenario di sicurezza sempre più ambiguo e ibrido, in cui insurgency, terrorismo e conflitti asimmetrici saranno la nuova normalità.

In parte già è così, dalla Siria all’Ucraina, passando per lo Yemen e il Sahel. Proxies finanziati da Stati e gruppi terroristici animano conflitti a bassa intensità o vere e proprie guerre. Il terrorismo e l’estremismo violento hanno fatto ritorno sul palcoscenico globale con la stagione dello Stato Islamico in Siria ed Iraq.

Caduto il Califfato nella sua dimensione territoriale, non è tuttavia scomparsa l’organizzazione con numerose filiali, tra cui quella molto agguerrita del Khorasan in Afghanistan. Nel suo acronimo ISKP, il gruppo è riuscito a sferrare un attacco mortale contro i soldati americani impegnati nell’evacuazione all’aeroporto di Kabul, confermando la capacità operativa nel Paese controllato dai Talebani. Nella lotta al terrorismo si sovrappongono la dimensione criminale a quella militare, che sono destinate a perdurare e intrecciarsi.

Negli anni del Califfato, Al Baghdadi attivò cellule organizzate in Europa che colpirono a Parigi e Bruxelles, ma tramite la sua propaganda ispirò anche simpatizzanti radicalizzati ad agire in autonomia. La definizione di lupo solitario è stata contestata dall’accademia, perché come hanno dimostrato vari studi sono rari i casi di assoluto isolamento del soggetto dal contesto estremista.

Spesso c’è un sostegno logistico, operativo o almeno morale da parte di altri individui. Al Qaeda e lo Stato Islamico non sono più in grado di mantenere strutture organizzate in Europa e negli Stati Uniti, come avveniva negli anni Novanta a Milano, Parigi, oppure nei primi Duemila a Londra, Madrid e Berlino. Le agenzie di intelligence e i reparti antiterrorismo, anche negli Stati Uniti, hanno smantellato cellule e infiltrano le realtà sociali a rischio.

Accanto alla minaccia jihadista sono emerse altre matrici ideologiche estreme, come quella suprematista e neonazista. Lo testimonia l’attacco al Campidoglio e i numerosi casi di violenza delle milizie armate americane, attentamente monitorate dall’FBI. Sicuramente l’amministrazione Biden ha una sensibilità diversa da quella Trump nell’affrontare il movimento dell’alt-right, che contiene anime variegate e distinte.

In Europa le autorità di polizia coordinate da Europol hanno aumentato l’attenzione nei confronti di quelle realtà xenofobe e violente, che trovano uno sfogo nel conflitto del Donbass. Tornando agli Usa, è possibile che i successi dello Stato Islamico e la conquista talebana dell’Afghanistan spingeranno islamisti radicalizzati ad affiliarsi ad Al Qaeda o all’Isis, con il rischio di ulteriori attacchi contro l’America più difficili da prevenire.

La certezza è che il terrorismo, prematuramente considerato finito, continuerà ad essere una priorità degli apparati di sicurezza occidentali, che dovranno intervenire anche con lo strumento militare in quei Paesi fragili dove tentano di annidarsi organizzazioni jihadiste.

A guest post by
Ricercatore associato ISPI, dottorando Università di Barcellona