Jefferson - Lettere sull'America

Lettera numero zero: tutto sull'impeachment

"Experience has proved that impeachment in our [constitutional] forms is completely unefficient"
Thomas Jefferson, lettera inviata al deputato della Louisiana Edward Livingston, 25 marzo 1825

 

Buon lunedì e buona settimana!
Ecco la prima lettera che viene inviata da Jefferson a chi ha avuto la bontà di sottoscrivere. Siamo partiti con un leggero anticipo perché, ebbene, gli eventi ci hanno scavalcato. Come sapete, la speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi ha annunciato da parte sua l'apertura della procedura d'impeachment contro il presidente Donald Trump, accusato di aver suggerito velatamente al neoeletto presidente ucraino Volodymyr Zelensky di indagare su Hunter Biden, figlio dell'ex vicepresidente Joe Biden, per eventuali episodi di corruzione durante il suo mandato come membro del consiglio di amministrazione della società energetica Burisma dall'aprile 2014 al marzo 2019 (ne ho scritto una breve sintesi qui e trovate una timeline degli eventi qua). Un potenziale crimine che comporterebbe il coinvolgimento di una potenza straniera nello screditamento di un rivale politico come Biden, attualmente candidato alle primarie presidenzial Siccome Thomas Jefferson, a cui questa newsletter è dedicata, è l'autore del Jefferson's Manual, il testo che dal 1801 fornisce le regole procedurali del Congresso, mi sembrava giusto fare un numero zero, dedicato a tutto quello che c'è da sapere sull'impeachment. 
Buona lettura!
 

Impeachment: come funziona e quali sono i precedenti.

L'impeachment è nell'ordinamento statunitense la procedura attraverso la quale si pone in stato di accusa un ufficiale federale per un crimine commesso nell'esercizio delle sue funzioni (in casi rari anche prima di entrare in carica). La stesura e il voto degli articoli di accusa è a carico della Camera dei Rappresentanti mentre il processo vero e proprio viene svolto dal Senato, presieduto dal Giudice capo della Corte Suprema. Per la messa in stato di accusa basta la maggioranza semplice, mentre per la rimozione servono i due terzi. Durante tutto il procedimento l'ufficiale incriminato rimane al suo posto. Tralasciamo in questa circostanza gli impeachment a livello statale, dato che ognuno dei cinquanta ordinamenti ha delle peculiarità differenti. Il primo impeachment ad essere iniziato fu contro il senatore William Blount del Tennessee nel 1797. Negli anni precedenti si era indebitato pesantemente  per l'acquisto di poco più di 10mila kmq di terre vergini nel Sud Ovest degli Stati Uniti e nel 1795 quando ci fu un crollo dei prezzi di questi appezzamenti sfiorò la bancarotta. Con l'aiuto di un agente indiano, John Chisholm, aveva cercato di far sì che la Gran Bretagna conquistassero la Florida spagnola con l'aiuto della loro flotta e l'aiuto di milizie mercenarie a terra, in cambio del libero accesso dei mercanti americani nel territorio, in modo da aprire la via dei Caraibi e del fiume Mississippi e far così salire il prezzo delle terre. Il piano venne scoperto e Blount venne processato (in modo assai concitato) ed espulso dal Senato prima che il processo andasse a termine. Da allora venne impostato il precedente che, data la sua natura, in casi simili dev'essere lo stesso Senato a espellere i suoi membri per crimini di varia natura (segnalo la storia completa del processo Blount). Qui sotto trovate un immagine che ritrae una rissa tra il deputato democratico-repubblicano Matthew Lyon e il federalista Roger Griswold il 15 febbraio 1798 durante una sedute dedicate al caso:

Il secondo ad essere rimosso fu il giudice John Pickering della Corte distrettuale del New Hampshire, accusato più prosaicamente di ubriachezza molesta durante l'esercizio delle sue funzioni. L'impeachment andà a buon fine e venne rimosso dalla sua carica il 12 marzo 1804. In totale 15 processi hanno riguardato giudici federali (in un caso anche un giudice della Corte Suprema, William Douglas, prosciolto per insufficienza di prove dalla Camera il 3 dicembre 1970) e un segretario alla Guerra, William Worth Belknap, dimessosi nel 1876 per un caso di corruzione riguardante la gestione di un forte militare nell'attuale Oklahoma, all'epoca territorio nativo americano (sul sito del Senato americano  trovate la sintesi: eccola). L'ultima rimozione per impeachment ha riguardato il giudice della Corte del distretto orientale della Louisiana Thomas Porteous, rimosso per aver fatto dichiarazioni false sul proprio status finanziario. Ecco lo stupore di Porteous alla notizia del verdetto di colpevolezza il 12 dicembre 2010:

Processare un presidente: quando legislativo ed esecutivo si contrappongono.

Parafrasando l'incipit di Anna Karenina, tutte le amministrazioni presidenziali si assomigliano, ma ogni impeachment è un caso a sè, come spiega molto bene David Greenberg. I primi casi di tentata messa in stato d'accusa riguardano due presidenti del periodo precedente la guerra civile. Nel 1842 venne aperta un'inchiesta contro John Tyler, ex vicepresidente del defunto William Henry Harrison, eletto per il partito Whig nel 1840. Nel corso della sua presidenza Tyler si avvicinò sempre di più ai democratici e cominciò a mettere il veto sui provvedimenti della sua ex maggioranza non come veniva fatto fino ad allora, ovverosia quando c'erano problemi di costituzionalità, ma anche per motivi squisitamente politici. John Minor Botts, deputato whig della Virginia, tentò di vagliare la possibilità di metterlo in stato di accusa per aver invaso le prerogative del Congresso di definire la politica interna, ma la sua risoluzione venne bocciata per 127 voti a 83. L'immediato predecessore di Abraham Lincoln, il democratico James Buchanan, venne messo sotto inchiesta dalla commissione presieduta dal repubblicano John Covode, che lo accusava di usare sistematicamente la corruzione dei deputati come metodo di governo per far passare come valida la nuova costituzione del Kansas,la cosiddetta "costituzione di Lecompton", che faceva entrare il Kansas nell'Unione come stato schiavista. L'amministrazione rispose alle accuse definendole come prive di fondamento e totalmente viziate dalla partigianeria politica. L'inchiesta si chiuse con un nulla di fatto il 17 giugno del 1860, all'immediata vigilia della secessione degli Stati del Sud. Forse pesò anche il fatto che, in caso di rimozione di Buchanan, sarebbe subentrato il suo vice John C. Breckinridge, apertamente favorevole alle istanze sudiste (tanto da disertare e unirsi all'esercito confederato dopo lo scoppio delle ostilità). Bisognerà aspettare la fine della guerra per vedere il primo vero e proprio processo. Il presidente era Andrew Johnson, ex sarto del Tennessee diventato deputato e senatore, unico sudista a non essersi dimesso dal Senato, rimanendo fedele all'Unione. Come atto di riconciliazione nazionale, nonostante fosse un membro del partito democratico, venne nominato da Abraham Lincoln in un ticket che assunse il nome temporaneo di "National Union Party". Dopo l'assassinio di Lincoln, Johnson ascese alla presidenza e tentò sin dai primi giorni di attuare politiche favorevoli a una rapida riconciliazione tra le parti favorendo lo status quo prebellico. Secondo la definizione dello storico Eric Foner, gli ex schiavi avrebbero dovuto ricevere "Nothing but freedom" e rimanere sostanzialmente sottomessi ai vecchi padroni come mezzadri. Per fare questo però Johnson tentò di silurare uno dei più accesi radicali dell'amministrazione ereditata da Lincoln, il segretario alla guerra Edwin Stanton, a protezione del quale i repubblicani, che erano maggioranza in entrambi i rami del Congresso, avevano votato nel 1867 il Tenure of Office Act, secondo cui non solo le nomine ma anche i licenziamenti da parte del presidente dovevano essere concordati con il Senato. Il 21 febbraio 1868 Johnson licenziò ugualmente Stanton.Tre giorni più tardi la Camera votò l'impeachment per 126 voti a 47 per violazione della legge.