Jefferson, Decima Lettera: California Dreaming

"The object of your mission is to explore the Missouri river, & such principal stream of it, as, by it’s course & communication with the waters of the Pacific ocean, may offer the most direct & practicable water communication across this continent, for the purposes of commerce". Lettera a Meriweather Lewis, 20 giugno 1803 La California è ancora un sogno?

Decima lettera della serie ufficiale di Jefferson, stavolta torniamo a interessarci dei singoli stati: per la precisione del più popoloso di tutti, la California. Il motivo è che il 2 marzo sarà il maggiore degli stati in palio nelle primarie presidenziali dei democratici, il cosiddetto "Super Martedì". Una roccaforte del partito, con tutte le cariche elettive statali in mano ai democratici e una supermaggioranza dei due terzi sia all'Assemblea che al Senato di Sacramento. In teoria dovrebbe rappresentare quell'ideale di governo socialdemocratico che è nel programma di quasi tutti i candidati. Ma invece non è così, e lo stato è in un certo senso l'esempio pratico di ciò che potrebbe accadere a livello nazionale con un'amministrazione guidata dai democratici. O magari dallo stesso Bernie Sanders. Ed è proprio quest'ultimo il primo protagonista della nostra rubrica Sciroppo d'Acero!

+++Novità a partire dalla prossima settimana+++
La squadra di Jefferson si allarga: mi accompagnerà in questo progetto il giovane ricercatore Emanuele Monaco, che sarà mio primo collaboratore e avrà l'incarico della gestione dei social di Jefferson, tra cui la nuova pagina Instagram. Insieme a lui ci saranno Francesco Danieli, Lorenzo Tronfi e Stefano Pasquali. Ma anche la forma di Jefferson cambia: sarà settimanale in forma breve di "Telegramma" e mensile con un macrotema come siamo stati abituati a leggerla finora, nella classica forma della "Lettera". 

Sciroppo d'Acero: il succo degli eventi

  • Presidente Sanders? No grazie. Almeno per l'establishment dem: il vantaggio del senatore socialista del Vermont sembrava cospicuo sia in Iowa (qui un sondaggio dell'Iowa State University) così come in New Hampshire, dove già aveva trionfato nel 2016 (qui tutti i dati in una rilevazione del Boston Herald): un eccellente viatico quindi, per la vittoria finale della nomination. Ma a sorpresa, secondo le proiezioni del New York Times seguite al disastro dell'app usata nel conteggio dei voti, si sarebbe affermato Pete Buttigieg. Ma un peso massimo del suo partito si è espresso in maniera chiara e inequivocabile contro questa ipotesi: stiamo parlando della sua avversaria Hillary Clinton. Come riferito da The Hollywood Reporter, per l'ex candidata alle presidenziali, Sanders "non piace a nessuno". Ma soprattutto, nessuno "vuole lavorare con lui". Ma secondo Fox Business, anche l'ex presidente Barack Obama sarebbe pronto a fare una dichiarazione pubblica, una sorta di "anti-endorsement". Mosse che assomiglierebbero a quelle attuate nel 2016 da Mitt Romney (qui il video del suo intervento) e da Bush senior e da suo figlio George W. (che trovate qui) contro la candidatura di Donald Trump. Suoi sostenitori come la giornalista Michelle Goldberg hanno scritto che "non c'è nulla di cui preoccuparsi" da un'eventuale nomination di Sanders, anzi, il suo profilo potrebbe impensierire il presidente, come confermano alcuni report. Altri invece pensano che la sua candidatura potrebbe essere un remake di quella di Barry Goldwater nel 1964 per i repubblicani, con il presidente dem Johnson che trionfò con il 61% dei voti. Ma del resto è anche quello che si diceva di Trump stesso.

  • Trump ingrassa i bambini delle elementari. Ma anche l'agribusiness: nella settimana del compleanno di Michelle Obama, Donald Trump le ha recapitato un regalo singolare: ha rescisso le regolamentazione sui cibi sani per le mense scolastiche finanziate dal governo federale che aveva introdotto nel 2010, il cosiddetto "Healthy, Hunger-Free Kids Act". Le regole, elencate sul sito del Dipartimento dell'Agricoltura, ufficialmente servono per dare agli alunni pasti "più appetitosi". Ma in realtà è un regalo alle lobby degli alimentari: vediamo quali. In primis a quella dei produttori di latte, i cui formaggi cheddar finiranno su migliaia di pizze e sopra gli hamburger. Ma anche quella delle patate, che fritte sono uno il vegetale più consumato dai bambini, per aiutare un raccolto che è stato molto scarso nello stato-chiave del Wisconsin. Ma i sostenitori delle nuove misure però rispondono dicendo che gli studenti gettavano gran parte della frutta che gli veniva data e che forse serve cedere la scelta dei menu ai singoli stati, o magari alle scuole e alle famiglie, come scrive Reason.

  • John Bolton non sarà il pugnale repubblicano nell'impeachment. E infatti è stato assolto: Dopo che una bozza del libro dell'ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton è trapelata alla stampa, diversi repubblicani avevano chiesto che la conferma di Bolton sullo scambio degli aiuti all'Ucraina per l'indagine su Hunter Biden venga ascoltata dal Senato. Stiamo parlando di due noti critici del presidente, il senatore dello Utah Mitt Romney e la sua omologa del Maine Susan Collins. Più il senatore Lamar Alexander del Tennessee, in scadenza a novembre, insieme alla senatrice dell'Alaska Lisa Murkowski. Si sarebbe potuta scatenare quella che poteva essere una deposizione dal valore dirompente. Ma gli alleati di Trump come il senatore Lindsey Graham hanno sminuito, dicendo che in realtà sono solo espedienti di Bolton per vendere il suo libro. E l'hanno avuta vinta: sia Alexander che Murkowski hanno votato insieme al loro partito per bocciare la richiesta di ascoltare "nuove deposizioni", con il conteggio finale dei voti che evita che a decidere potesse essere non il vicepresidente Mike Pence ma il Giudice Capo della Corte Suprema John Roberts: Questo, spiega il professor Mario Del Pero, è un ulteriore step verso la spaccatura irrimediabile della comunità democratica americana. E le prime dichiarazioni della senatrice repubblicana dell'Iowa Joni Ernst ne sono la prova. Anche il conteggio finale dei voti dell'impeachment ha arriso al presidente: sull'articolo di ostruzione al Congresso i repubblicani hanno votato compatti 53 a 47, un voto allineato ai desiderata dei due partiti, mentre per quanto riguarda l'abuso di potere, Mitt Romney ha votato per la rimozione di Trump dal suo posto, un voto ininfluente dal punto di vista numerico, ma non dal punto di vista storico: il senatore dello Utah è il primo nella storia a votare contro un presidente del proprio partito. Prima di questa scontata e frettolosa assoluzione, c'è anche stato il discorso sullo Stato dell'Unione, un discorso decisamente dimenticabile, percorso dalla tensione con la speaker della Camera Nancy Pelosi. E come al solito, contiene una trentina di affermazioni dubbie o completamente false.

  • C'è stato il cinquantaquattresimo SuperBowl: la finale del campionato della National Football League ha visto prevalere i Chiefs di Kansas City contro i San Francisco 49ers per 30-21. A margine, il presidente Donald Trump si è congratulato con lo stato sbagliato (Kansas City è in Missouri, anche se c'è un'altra città omonima in Kansas). Ma soprattutto, lo show dell'intervallo di Shakira e Jennifer Lopez è assolutamente da vedere.

La California è ancora un sogno?


"In diversi ruscelli lungo la strada, e nei paraggi [in cui ci troviamo], oltre ai rampicanti, ci sono diverse rose di Castiglia. Insomma, è una terra buona e fertile, molto diversa dalla vecchia California". Così Padre Junipero Serra (raffigurato in questa immagine agiografica), missionario, considerato una sorta di Padre Fondatore del Golden State, descriveva l'area intorno alla futura città di San Diego in una lettera scritta il 3 giugno 1769 e indirizzata al suo confratello francescano padre Francesc Palau. Una terra nuova, buona e fertile, abitata da pochi nativi. E potenzialmente ricca di risorse. Una terra che era, per citare il titolo di un fortunato saggio, "un Eden che sfugge alle descrizioni". Un territorio che però sarebbe rimasto per altri ottant'anni marginale, sia sotto l'amministrazione spagnola che con il governo messicano. Fino alla scoperta dell'oro, nel 1849, con il massiccio afflusso di coloni statunitensi, tre anni dopo l'annessione avvenuta in seguito alla guerra tra Messico e Usa avvenuta tra il 1846 e il 1848. La ricca storia dello Stato da allora fino ad oggi richiederebbe ben più di questo spazio. Uno studioso, Kevin Starr, ha dedicato diversi volumi alla storia dello stato durante il Novecento e al suo potenziale immaginifico dovuto al cinema e alla letteratura. E la sua è un'opera incompleta, con diversi buchi temporali, che però coglie un tratto fondamentale dello stato: il suo retaggio totalmente originale, imparagonabile tanto con il New England puritano che con il Sud schiavista. Un mix strano che per anni rimase ai margini della vita nazionale, anche se il primo candidato maggiore alla presidenza per il partito repubblicano nel 1856 fu proprio un californiano, John Fremont. Ma ciònonostante, il sistema dei partiti tradizionali rimase a lungo debole: per questo fu a lungo quasi una proprietà personale di alcuni grandi imprese ferroviarie come la Southern Pacific di Leland Stanford. Secondo il politologo Saladin Ambar, la Southern Pacific divenne "una fusione di Standard Oil e Tammany Hall", tanto era il suo potere di scegliere quali politici eleggere tanto a Sacramento come a Washington. Per lo stesso motivo, la California divenne negli anni di inizio Novecento uno stato dove le istanze progressiste si fecero più strada: vennero approvate l'elezione diretta dei senatori, il recall per gli eletti a livello statale e il fiore all'occhiello di tutto quello che era un vasto movimento a favore della democrazia diretta: la proposition, ovverosia il referendum propositivo. Ma come ha spiegato il saggista Thomas Goebel in un volume dal titolo Government by the People, questa negli anni '30 venne completamente ribaltata e sfruttata a favore di quegli interessi speciali che si proponeva di contenere. Per questo in California nacque la prima società di consulenza di pubbliche relazione integralmente dedicata alla realizzazione di campagne politiche: si tratta della Whitaker & Baxter, fondata nel 1933. già citata in una delle precedenti newsletter (qui un pezzo di riferimento). Denominata, significativamente, la "fabbrica delle bugie":

I due qui sopra, quindi (Leone Baxter è a sinistra, mentre Clem Whitaker a destra), dominarono fino agli anni '50 la comunicazione politica nello stato e favorendo l'instaurazione di un egemonia conservatrice repubblicana nello stato (Su Google Arts & Culture si può trovare un'interessante mostra digitale dedicata a questa agenzia) . Tre presidenti repubblicani californiani vennero eletti: Herbert Hoover, Richard Nixon e Ronald Reagan. Ma soprattutto ci fu un evento politico poco conosciuto e dirimente per i destini del Partito Repubblicano: le primarie presidenziali del 2 giugno 1964. In quell'anno, dove ancora 34 stati tenevano convention politiche chiuse agli elettori, la corsa si delineò tra due esponenti politici dalla visione opposta: uno era il governatore di New York Nelson Rockefeller: solidamente anticomunista, duro nei confronti del crimine, ma favorevole a mantenere un certo livello di spesa sociale e le principali conquiste del New Deal. Il suo principale avversario invece era il senatore dell'Arizona Barry Goldwater: un libertario-liberista radicale, favorevole a uno smantellamento del welfare e a un ritorno alla deregulation anni '20, oltreché all'uso di piccole armi nucleari nel conflitto vietnamita (parliamo delle mini testate denominate "Davy Crockett", qui descritte). Ma nonostante avesse citato la sua opinione nel programma della rete Abc "Issues and Answers" il 24 maggio, quindi pochi giorni prima del voto, Goldwater prevalse di misura su Rockefeller: 51,57% a 48,43%. A favorire l'ascesa di Goldwater, un nascente movimento conservatore, sostenuto da un'associazione estremista, la John Birch Society e da alcuni uomini d'affari come il petroliere italo-americano Henry Salvatori, principale finanziatore della destra repubblicana nello stato. Ma sul terreno poteva contare anche su una forte base militante, composta da professionisti bianchi riuniti nell'area suburbana intorno a Los Angeles, soprattutto nella Orange County raccontata dalla storica Lisa McGirr nel suo saggio Suburban Warriors. Una base dunque composta principalmente di nuovi californiani, provenienti anche dagli Stati del Deep South e gelosi del loro benessere conquistato e della loro proprietà immobiliare. Fu proprio in queste aree di nuova concezione che il nuovo conservatorismo prese piede in modo stabile per decenni. A condire il tutto c'era il senso di alienazione di queste comunità. Si percepiva come se l'area di Sacramento-San Francisco fosse sovrarappresentata (e in effetti lo era) e che il Sud e i suoi bisogni fossero largamente ignorati, tanto dai democratici quanto dai repubblicani moderati. L'inizio di questa egemonia, se non fu fruttuosa per Goldwater, vide l'ascesa di Ronald Reagan alla carica di governatore e di Richard Nixon alla presidenza nel 1968. La nuova destra aveva trionfato. E fu così per molti decenni. Finchè qualcosa cambiò e cominciò a incrinarsi. La popolazione messicano-americana crebbe nei decenni successivi, tanto da causare la preoccupazione di alcuni commentatori conservatori come Victor Davis Hanson, che coniò il termine Mexifornia. Lo stato, dopo anni di dominio repubblicano, andò verso sinistra sempre di più, fino alla conquista nel 2010 di tutte le cariche statali, grazie alla ricandidatura di un ex governatore democratico, Jerry Brown, che già era stato in carica dal 1975 al 1983.
Ecco come appare oggi la mappa dopo le ultime elezioni al Congresso:


In basso si vedono, in blu scuro, i distretti di Orange County conquistati dai dem. Nonostante i valori di libero mercato e conservatorismo siano ancora forti, i tre seggi rimasti in mano ai repubblicani sono stati espugnati, e il deputato Dana Rohrabacher, ex ghostwriter di Ronald Reagan, in carica dal 1988, nel frattempo divenuto russofilo, è stato battuto da Harley Rouda, un imprenditore ex repubblicano, sostenitore della candidatura presidenziale di John Kasich nel 2016, passato ai dem solo nel 2017, pur avendo votato per i candidati di quel partito sin dal 2004. Ma a parte le riflessioni in senso politico, come sta oggi la California? Tutte le cariche statali sono occupate da democratici, dal governatore fino all'insurance commissioner, dove il democratico Ricardo Lara ha sconfitto l'indipendente Steve Pozner, ex repubblicano, un ruolo cruciale in uno stato spesso colpito da disastri naturali. Ma anche nelle due camere statali i democratici godono di un'ampia maggioranza: 60 deputati su 81 all'Assemblea e 29 senatori su 40. Due maggioranze qualificate. Ma anche dal punto di vista della consistenza numerica degli elettori registrati i repubblicani sono moribondi. Secondo i dati della Segreteria di stato californiana, sono scesi sotto il livello degli indipendenti. Quindi, a rigore, dovrebbe essere lo stato perfetto per i dem, dove un certo tipo di progressismo, dopo i limiti imposti dal cauto governatore democratico Brown, si è pienamente affermato. Invece i problemi ci sono eccome: a cominciare dalla punta di diamante, ovvero quella San Francisco al centro del boom della Silicon Valley, dove la crisi abitativa ha prodotto un vero e proprio incubo di esclusione sociale. Anche il livello di povertà dello stato è tra i più alti d'America. Uno dei fiori all'occhiello del nuovo trasporto pubblico dello stato, la linea ad alta velocità che doveva unire Sacramento e San Francisco con Los Angeles, è stata chiusa frettolosamente dal nuovo governatore Gavin Newsom e adesso si indaga anche sul mancato controllo delle autorità federali su un maxi prestito da 2,5 miliardi di dollari. In più, le primarie del Super Tuesday il prossimo 2 marzo saranno decisive per i destini del partito democratico, con lo stato che assegnerà 415 delegati. Sarà Sanders a prevalere oppure un moderato, magari quel Bloomberg che prevede di assumere 800 staffer nello stato entro la prossima settimana? Oppure quel Buttigieg che secondo le proiezioni avrebbe vinto a sorpresa i caucus dell'Iowa? C'è un precedente al riguardo: nel 2018 la sfida tutta interna al partito democratico tra la moderata ultraottantenne Dianne Feinstein, in carica sin dal 1992, e il rampante senatore statale Kevin de Leon, vicinissimo all'ala socialista del partito, è stata vinta dalla Feinstein in modo netto. A differenza che nel 1964, stavolta potrebbero prevalere i moderati.

A lume di candela: letture per approfondire


Stavolta iniziamo con una ricca serie di articoli in italiano:

  • Il proibizionismo: un bilancio, cent'anni dopo: il 17 gennaio 1920 entrava in vigore la legge Volstead, che proibiva il consumo di bevande alcoliche su tutto il territorio statunitense, dando il via a un vasto movimento criminale legato al commercio illegale. Emanuele Monaco ha scritto un lungo articolo sul blog del CISPEA Summer School Network nel quale analizza le diverse implicazioni di questo periodo della storia americana.

  • Addio Kobe Bryant. Un ritratto appassionato. La leggenda della pallacanestro Kobe Bryant è scomparso in un incidente di elicottero, insieme ad altre 8 persone, tra le quali c'erano la figlia Gianna Maria e il coach italoamericano John Altobelli. Lo racconta Davide Mamone, grande appassionato di basket da sempre, con un breve racconto poetico che spiega i profondi legami del campione con il nostro Paese.

  • Perché i repubblicani non hanno più bisogno del centro. Come mai i democratici cercano sempre di tenere insieme una coalizione vastissima, una "tenda troppo ampia", per usare la definizione di Alexandria Ocasio Cortez, mentre i repubblicani si limitano a fare il piano tra un elettorato bianco che è sempre più minoranza complessiva nel Paese? Il professor Arnaldo Testi sul suo blog Shortcuts America spiega come mai il sistema elettorale favorisce gli stati piccoli e rurali, dove i conservatori hanno le maggiori possibilità di dominare la scena.

  • Il lato oscuro degli Amish. Una comunità chiusa, nota per il suo bizzarro uso della tecnologia, dove il silenzio ha sempre coperto i suoi segreti più nascosti, come gli abusi sessuali sui minori. Giovanna Pavesi su InsideOver mette in ordine gli ultimi casi scoperti dove si intravede una flebile speranza di cambiamento e di rottura dei tabù.

Adesso una selezione di articoli in inglese:

  • Tutto quello che vuole il presidente, il Gop glielo dà: sulla New York Review of Books Fintan O' Toole enumera gli eventi che hanno trasformato il partito che fu di Lincoln e di Reagan. Le sue conclusioni lasciano pochi barlumi per un partito divenuto ormai l'autocrazia personale della famiglia Trump.

  • Addio a George Steiner. Il critico letterario franco-americano George Steiner è scomparso a Cambridge lo scorso 3 febbraio 2020. Una volta scrisse: "Se avessi saputo scrivere una sola riga come Tolstoj o Dostojevskij, non farei di certo il critico". Sul Guardian un compendio della sua vita intellettuale e sulla London Review of Books una selezione di articoli a lui dedicata.

  • Piano di pace o piano per la rielezione? Il piano di pace israelo-palestinese di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, che vede una sostanziale presa d'atto delle richieste del governo di Tel Aviv, non ha convinto quasi nessuno degli alleati Usa, compresa la Giordania e l'Arabia Saudita. Ma, scrive il direttore di Jewish Currents Peter Beinart, questo non serve per ottenere la pace in Terra Santa, ma serve per mobilitare l'elettorato evangelico e una fetta minoritaria ma significativa dell'elettorato repubblicano: i cristiani-sionisti conservatori, tra i quali è compreso anche il miliardario Sheldon Adelson, uno dei più grandi donatori repubblicani nel 2016.

  • Le virtù conservatrici, come dovrebbero essere. Saggezza, buonsenso e gradualità. Sulla National Review c'è un breve elzeviro di Jay Nordlinger che enuncia la bellezza di queste qualità, proprio perché noiose.

Torniamo la settimana prossima dunque con il primo "Telegramma", una versione short di Jefferson dedicata al New Hampshire, mentre la prossima lettera sarà a fine mese: il tema sarà sull'Iowa, il Midwest e lo stato dell'agricoltura americana, tra innovazione tech e ritorno alla piccola scala. Arrivederci!