Jefferson, lettera speciale sul Natale: un racconto di famiglia

"[My 8 years old grandson Francis] He is at this moment running about with his cousins bawling out 'a merry Christmas' 'a Christmas gift' Etc." Lettera a John Wayles Eppes, 25 dicembre 1809 Lettera di Natale: un racconto di famiglia

Buon Natale a tutti i lettori di Jefferson!
Per ragioni di vario tipo la promessa newsletter sulla California verrà pubblicata nel 2020, mentre questa andrà in onda in forma ridotta. Niente Sciroppo d'Acero, niente tema di carattere generale questa volta. Ci sarà un racconto di Natale, ovviamente nato e sviluppato negli Stati Uniti, in un ramo della famiglia di chi scrive e che ha visto nascere un piccolo miracolo. I fatti sono romanzati, ma le persone sono vere, e gli eventi lo sono altrettanto. In mezzo alcune cartoline natalizie d'epoca. Buona lettura!

Cartolina nordista del  1862: una famiglia separata dalla guerra nella notte di Natale

Miracolo a Fort Wayne

Non c'era abituato Angelo, a quel freddo. Certo, il vento di gennaio, il famigerato previn di Genova, qui non c'era. Lontano, molto lontano da casa. Non aveva mai viaggiato così, tanto, Angelo Morasso, genovese del quartiere di Marassi, dove si trovava lo stadio Ferraris. Eppure Mussolini gli aveva fatto vedere l'Africa del Nord, dove faceva molto caldo. Lì era stato catturato dagli americani durante la caduta di Tunisi, e portato via, prigioniero, in aereo. Sbarcò in Michigan, a Detroit e trasferito a Fort Wayne, insieme ad altri 6mila prigionieri. Non era trattato così male dai carcerieri che parlavano quella lingua strana. Ma il paesaggio era desolante, laggiù. Una pianura infinita, umida e inospitale. E soprattutto fredda, freddissima. Da spaccare le ossa e far male alle gambe. Ma almeno non se la vedeva così male come i suoi commilitoni in Russia, sotto il tallone sovietico. Ma nemmeno come chi era finito sottomesso da sua Maestà britannica. Qui, almeno, poteva ricevere delle visite. Da parte della Croce Rossa, certo, ma anche da parte di molti volontari italoamericani.
Ma anche volontarie. Come nel Natale del 1944.


Tra cui una volontaria, in particolar modo. Una ragazza coi capelli ricci. Louise si chiamava. Louise Victoria Conti. Che bello scoprire che era una ragazza che sapeva parlare in genovese. I suoi genitori, Vittorio e Ida, era venuti a lavorare nell'indotto dell'auto a Detroit da Sestri Levante, tanti anni prima. E aveva due anni meno di lui. Che bella che era, pensò. "Tornerai a trovarmi?" le chiese. "Sì, certo. Se vedemmu". Quelle due parole gli aprirono un mondo. E infatti tornò. Tante volte, fino alla fine della guerra, quando Angelo tornò a Genova, da uomo libero. Eppure non poteva dimenticare Louise. Per lui quella prigionia dietro il filo spinato non aveva portato il ricordo amaro con cui intrattenere (o tormentare) parenti e amici. Era un potenziale cambiamento di vita. Una nuova famiglia. Con una brava moglie genovese. Decise di reimbarcarsi su un piroscafo diretto a New York. E da lì prendere un trento Si era continuato a scrivere, con Louise. E avevano deciso di sposarsi. Del resto, erano anche nati lo stesso giorno, il 17 dicembre, lui del 1913, lui del 1915. Avevano cominciato ad amarsi nel corso di un conflitto di una ferocia mai vista prima. Gli americani avevano bombardato Genova nel corso de 1942 e negli anni successive, distruggendo case, vite umane e chiese. L'odio sembrava inestinguibile tra i popoli. Invece nacque l'amore. Quando Louis Conti, cugino di Louise Victoria, mi ha fatto conoscere questa Storia, si era raccomandato: "Devi raccontarla, l'America non è sempre stata così divisa, arrabbiata e in conflitto con sè stessa come oggi". Ma nella mia famiglia quest'odio non c'è mai stato. Il regime fascista nacque e finì in polvere, ma la mia famiglia rimase sempre unita. Per questo oggi posso inviare questa lettera speciale. Con in omaggio la copertina di una cartolina del Natale 1950, custodita a casa di mia nonna Maria Vittoria "Nitta" Conti.


Non immaginava, Angelo, che suo nipote, Angelo Junior, si sarebbe sposato nel 2017 nella chiesa di Santa Vittoria, dove venne battezzata sua suocera Ida. E che nella casa di Vittorio, il padre di Louise, ci sarebbe stato per anni un Natale italiano, ricco di ravioli col tuccu genovese, costolette d'agnello e Coca Cola. Un natale italiano, in America. Anzi, ligure.

A lume di candela: letture sul Natale (e non solo)

  • Ida e Marina, due sorelle che cucivano l'Atlantico. Un'altra storia familiare su due sorelle, Ida e Marina Franzini, che univano l'Atlantico attraverso le loro lettere, l'ho raccontata su Futura, la newsletter del Corriere della Sera. Ida era la suocera di Morasso. La trovate qui.

  • La guerra al Natale. Quella vera. Le polemiche sulla presunta guerra della sinistra al Natale (smentite quest'anno da un tweet di Alexandria Ocasio-Cortez) fanno perdere di vista cosa ha scristianizzato il periodo natalizio moderno: il consumismo sfrenato, che ha fatto perdere di vista la contrizione richiesta in Avvento. Lo racconta Andrew McGowan sul Washington Post.

  • Il Natale degli ebrei americani. Al ristorante cinese. Su Vox, la storia di una delle più bizzare tradizioni gastronomico-religiose d'America.

  • Non è un buon Natale per i freelance californiani. L'assemblea legislativa statale della California, a maggioranza democratica, ha approvato la legge AB5, che impone ai datori di lavoro dello Stato di regolarizzare i freelance che producono più di 35 contenuti all'anno per lo stesso destinatario. Risultato: in migliaia rischiano di perdere il loro posto di lavoro dal 1° gennaio 2020, sostituiti da interni o da professionisti esterni allo stato. Un ricorso della Pacific Legal Foundation sta cercando di bloccare tutto questo. La vicenda, spiegata bene, su Reason.

  • La Depressione. Oggi. Per chi soffre di questa terribile malattia, le feste natalizie sono una sofferenza ulteriore. Cosa può fare la sinistra? E perché è importante pensare a una politica di ampio respiro? Un lungo saggio sulla Los Angeles Review of Books ne parla diffusamente.

Jefferson ritorna dopo le feste natalizie, con lo speciale sulla California. Buon Natale e buon meritato riposo ai nostri lettori! Ci rivediamo nel 2020!