Jefferson, settima lettera: gli anni ruggenti dei socialisti americani?

"Laws and institutions must go hand in hand with the progress of the human mind. As that becomes more developed, more enlightened, as new discoveries are made, new truths disclosed and manners and opinions change with the change of circumstances, institutions must advance also and keep pace with the times."
Lettera a Samuel Kercheval, 12 luglio 1816

Perché ora il socialismo negli Stati Uniti?

Buongiorno e buona settimana a tutti!
Nel 1906 il sociologo tedesco Werner Sombart scrisse un breve saggio dal titolo "Perché non c'è il socialismo negli Stati Uniti?": l'illustre accademico berlinese, che aveva registrato in Patria il rotondo successo dell'Spd (alle elezioni del 1903 raccolse il 31,7%), si chiedeva come mai invece Oltreoceano nonostante la fase avanzata dello sviluppo capitalistico, il socialismo come movimento di massa stentava ad affermarsi. La sua risposta, in sintesi, era che l'esistenza della frontiera consentiva di allargare le basi dell'accumulazione. A più di cent'anni di distanza, questa finestra è da tempo chiusa. E la disuguaglianza delle condizioni di partenza spesso si rispecchia nelle condizioni di arrivo. Per questo da qualche anno il socialismo ha di nuovo una cittadinanza politica all'interno del partito democratico. Il risultato di un lungo percorso che è iniziato sulle ceneri fumanti della guerra civile americana, passando per alcune figure eroiche come Eugene Debs. Prima di questo però, ecco il nostro riassunto dei fatti rilevanti dell'ultimo periodo!

Sciroppo d'acero: il succo degli eventi

  • La pistola fumante di Sondland: nelle audizioni pubbliche del processo d'impeachment abbiamo avuto la prima testimonianza di un esponente di primo piano dell'amministrazione Trump. Parliamo dell'ambasciatore americano presso l'Unione Europea Gordon Sondland (qui un riassunto). In sintesi, ha confermato la tesi accusatoria, ovvero: sì, Trump ha vincolato gli aiuti militari all'Ucraina alle indagini su Biden. Quindi sì, c'è stato il quid pro quo. Ma ha aggiunto una rivelazione potenzialmente dirompente: anche il segretario di Stato Mike Pompeo sarebbe coinvolto. Questo spianerebbe la via a un'exit strategy dall'amministrazione con la candidatura al Senato in Kansas nel 2020, ipotesi che vede Trump favorevole. La testimonianza è particolarmente significativa perché non arriva da uno dei rappresentanti del fantomatico Deep State, ma da un sostenitore di Donald Trump che ha donato 1 milione di dollari per la sua inaugurazione il 20 gennaio 2017. Molti scettici della prima ora sono stati convinti dalla sua deposizione: il magazine libertario Reason, il commentatore legale di Fox News Andrew Napolitano, e persino Kenneth Starr, già procuratore speciale dell'impeachment di Bill Clinton. La senatrice Susan Collins, ritenuta uno dei nomi incerti insieme a Mitt Romney, è stata ricevuta da Trump. In ballo c'è la sua rielezione in uno stato che sta diventando sempre più blu. Cosa deciderà? Nota margine: il deputato repubblicano californiano Devin Nunes, uno dei più accesi sostenitori di Trump

  • Bloomberg ufficialmente in corsa. L'ex sindaco di New York Michael Bloomberg è sceso in pista per le primarie democratiche presidenziali, prendendo quindi una decisione positiva, ritenendosi l'unico moderato con le risorse necessarie proprie per competere così tardi nella corsa: spenderà 33 milioni di dollari in spot televisivi soltanto per poco più di una settimana, dal 23 novembre fino al 3 dicembre. Dato il suo potere mediatico ed economico (che gli ha attirato le pronte critiche di Bernie Sanders), ha deciso non solo di non accettare donazioni esterne né di usare Bloomberg News per svolgere indagini sugli avversari. Ma tenterà anche di vincere la nomination saltando i primi stati e concentrandosi solo sul Super Tuesday. Una strategia che fu fatale nel 2008 a un altro ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, in corsa per la nomination repubblicana.

  • Le celebrities femminili per Bernie Sanders. Dopo l'endorsement di Emily Ratajkowski nel 2016, il senatore socialista del Vermont ha raccolto il sostegno ufficiale di Ariana Grande in un post su Instagram. La cantante è l'ultima di una lunga serie di star dello spettacolo che sostengono il più anziano candidato alla presidenza. La sua popolarità tra i giovani, che secondo un sondaggio di Emerson del mese scorso, rimane altissima. Questo può spiegare anche questo video, girato insieme alla musicista Cardi B.

Adesso tuffiamoci nel tema di giornata, il movimento socialista americano!

Lo sbarco dei socialisti nella politica americana




Siamo nel marzo 1921. In un tripudio di bandiere rosse e al suono dell'Internazionale, lo scrittore Upton Sinclair, candidato del Partito Socialista Americano, giura come primo presidente di sinistra degli Stati Uniti d'America. Una svolta epocale per il Paese, che cambia per sempre i rapporti di forza tra governo e impresa.
Non lo ricordate così? Infatti questo avviene all'interno di una serie di libri ucronici dello scrittore Harry Turtledove, Southern Victory, dove il Sud vince la guerra civile e si sviluppa come nazione accanto agli Stati Uniti, i quali, liberi dal fardello del Solido Sud in mano ai democratici segregazionisti, vedono i socialisti affermarsi come uno dei due partiti, accanto ai Democratici, nel frattempo divenuti più conservatori. Ma anche nella Storia come realmente accaduta, il socialismo comincia a fare capolino. Nell'immediato dopoguerra il presidente pro tempore del Senato Benjamin Wade, repubblicano radicale dell'Ohio, chiede una redistribuzione delle terre appartenenti agli ex piantatori in favore dei neri liberati, tanto da guadagnarsi una citazione ne Il Capitale di Karl Marx: il 10 giugno 1867 Wade tiene un discorso a Lawrence, in Kansas, dove spinge questa visione molto oltre: "La proprietà è divisa in modo ineguale in questo paese e una migliore redistribuzione del capitale dev'essere realizzata". Ma questo messaggio fu isolato anche tra l'ala radicale del partito repubblicano e, come abbiamo visto in una precedente lettera di Jefferson, gli sbarrò la strada per la presidenza in occasione del processo di impeachment di Andrew Johnson. In questi anni il partito repubblicano diventa il partito dei grandi trust del Nord, mentre i democratici rappresentavano principalmente gli interessi della classe conservatrice sudista. Anche il sindacalismo sembrò non attenersi al socialismo in modo stretto: nel 1886 la fondazione dell'American Federation of Labor creò un sindacato molto focalizzato sulle questioni del lavoro e quindi meno "cinghia di trasmissione" di altri equivalenti europei che cercavano uno sbocco politico. Il fondatore Samuel Gompers aveva una filosofia molto più semplice: aiutare in politica i propri amici e affossare i nemici. Ma ciò non vuol dire che il marxismo non stesse iniziando a diffondersi: due grandi scioperi del 1877, quello generale di Saint Louis e quello dei lavoratori ferroviari vennero organizzati da un piccolo partito socialista, il Workingmens' Party. Ma fu soltanto con Eugene Debs che il socialismo trovò la propria voce, quasi un apostolo o un profeta. E tale lo considera ancora Bernie Sanders. Debs era nato a Terre Haute, Indiana nel 1955 e inizialmente non era un socialista, anzi. Era un democratico moderato attivo nel sindacato dei pompieri, favorevole a un'armoniosa convivenza tra capitale e lavoro. Nel 1894 però si ritrova coinvolto nello sciopero dei lavoratori delle fabbriche di carrozze ferroviarie Pullmann, a Chicago. Lo sciopero va avanti ad oltranza, tanto da bloccare i treni carichi di lettere del servizio postale nazionale. Debs viene arrestato e condannato a sei mesi di detenzione. Durante la permanenza in carcere, diventa socialista. E non uno qualunque, ma uno degli oratori più bravi e capaci, capace di usare una retorica vicina a quella dei predicatori evangelici. Dirà di lui il giornalista John Swinton: "Da giovane ho ascoltato Abraham Lincoln. Adesso c'è Eugene Debs". La sua retorica lo rese il candidato presidenziale ideale del Partito Socialista d'America da lui fondato nel 1901. La sua fu una leadership riluttante, come spiegò in un discorso tenuto a Detroit nel 1906: "Se cercate un Mosè che vi guidi fuori da questa barbarie capitalista, rimarrete dove siete. Non vi porterei nella Terra promessa se potessi, perché qualcun altro potrebbe portarvi via nuovamente". Alle presidenziali 1912, raffigurate nell'immagine iniziale, il Partito Socialista raccolse il 6%. La colonna del suo sostegno erano i cittadini di origine tedesca ed ebraica che nel 1910 elessero il suo running mate Emil Seidel come sindaco di Milwaukee, in Wisconsin, dove iniziò una lunga striscia di amministratori di sinistra che arrivò fino al 1960. Proprio il Wisconsin nello stesso anno aveva eletto al Congresso un altro dei fondatori del Partito, Victor Luitpold Berger. Nel 1914 arrivò il secondo deputato, il newyorchese Meyer London. Sembrava che si fosse alla vigilia di un'ascesa partitica in linea con l'Europa.  Ma i socialisti americani pagarono la loro estrema coerenza su una singola questione: il possibile intervento nella Grande Guerra degli Stati Uniti. Eugene Debs percorse il paese in lungo e in largo per tenere discorsi in tono febbrile contro la decisione del presidente Wilson di mandare truppe in Francia per combattere il Kaiser. Nessun altro partito socialista fu tanto radicale: i laburisti britannici, così come i socialdemocratici tedeschi e i socialisti francesi, sostennero lo sforzo bellico dei rispettivi paesi. E anche il partito socialista italiano fu ambiguo, scegliendo l'incerta linea del "né aderire né sabotare". Molti socialisti vennero arrestati in virtù dell'Espionage Act del 1917, che puniva con la reclusione che ostacolava il servizio di leva e dava al governo il potere di non spedire giornali e periodici via posta. In un discorso tenuto a Canton, Ohio, il 16 giugno 1918 per sostenere alcuni militanti arrestati, Debs accusò la classe dirigente di voler usare la guerra come strumento per colpire le classi subalterne e le minoranze, usando toni particolarmente accesi e accusando l'ex presidente Teddy Roosevelt di aver incontrato il Kaiser senza problemi pochi anni prima, come testimoniato da alcune fotografie come questa, scattata nel 1910:


Per Debs è l'inizio di una lunga detenzione che si concluderà solo nel 1921, con la grazia del presidente repubblicano Warren Harding. Ma per i socialisti questo vuol dire l'uscita dal mainstream politico ancor prima di esserci entrati, falciati via dalla repressione e dalla prima Red Scare, con una repressione dei movimenti di sinistra guidata dal Procuratore Generale Mitchell Palmer. Se a Milwaukee sopravvivono fino agli anni '60, nel resto del paese vengono soppiantati dall'attivismo del partito comunista guidato da Earl Browder. E vicino ai comunisti è anche uno dei rari indipendenti di sinistra eletti al Congresso nel secondo dopoguerra, Vito Marcantonio. La socialdemocrazia rimase schiacciata tra lo scontro tra opposte visioni del mondo. L'avvento del bolscevismo sulla scena mondiale fece indirettamente una vittima nel movimento socialista statunitense. Ma a cosa si deve questa recente resurrezione? Anche quando venne eletto al Senato nel 2006, Bernie Sanders era una figura singolare e isolata. Per quanto il socialismo mantenne negli anni una lunga influenza intellettuale. Come esempio, basti la mancata riforma sanitaria di Harry Truman, modellata sul National Health Service dei laburisti britannici. Un lungo saggio pubblicato dalla Brookings Institution registra questo cambiamento, specie tra le giovani generazioni. Qui sotto pubblichiamo una tabella tratta da due rilevazioni sondaggistiche di Gallup che illustra in modo eloquente la variazione del pensiero alla domanda "Che cos'è per te il socialismo?"


Si può notare come nel 1949 fosse prevalente la visione di uno stato onnipresente ansioso di controllare l'economia e  le vite dei propri cittadini, mentre oggi socialismo è diventato sinonimo di welfare generoso, come nei paesi scandinavi (paragone divenuto nel frattempo opinabile). E questo si rispecchia anche nella seconda tabella, tratta da un sondaggio di Yougov sul socialismo svolto nell'agosto 2018. Il quesito è "Qual è il tuo giudizio sul socialismo?"


Chi è cresciuto all'ombra della minaccia sovietica la pensa molto diversamente dalle generazioni più giovani, che non riescono a capire come mai, a differenza dei loro coetanei europei, non possano avere ferie pagate e maternità senza doversele sudare. E questo spiega la popolarità di Alexandria Ocasio Cortez, nonostante le sue credenze economiche bislacche. Perché incarna anche meglio del candidato socialista alla presidenza la voglia dei millennial di cambiare lo status quo, per quanto in modo non sempre chiarissimo.

 

A lume di candela: letture per approfondire

  • L'emendamento sui pari diritti tra i sessi può essere approvato? Le elezioni legislative in Virginia potrebbero portare all'approvazione della modifica della Costituzione americana che sigilla l'uguaglianza di uomini e donne di fronte alla legge. L'approvazione da parte delle due camere statali e la firma del governatore Ralph Northam porterebbero gli stati che hanno firmato questo emendamento, approvato dal Congresso nel 1972, a raggiungere quota 38. Il numero necessario. All'epoca fu decisiva la battaglia lanciata dall'attivista conservatrice Phyllis Schlafly (sulla quale è basato il personaggio di Serena Joy in The Handmaid's Tale). Ma ci sono delle questioni aperte: la deadline in teoria sarebbe scaduta nel 1982 e alcuni stati nel frattempo hanno revocato la loro decisione. Come finirà tutto questo? Di fronte alla Corte Suprema, probabilmente. Per giunta in un anno di elezioni. Ne parla The Atlantic.

  • Mark Zuckerberg ha incontrato Trump in segreto. Lo rivela Nbc News: l'incontro sarebbe avvenuto a margine della testimonianza del fondatore di Facebook di fronte al Congresso a riguardo del lancio della nuova valuta Libra. All'incontro era presente anche uno dei creatori di Paypal Peter Thiel, il maggiore sostenitore del presidente nella Silicon Valley. I diretti interessati confermano. Il fondatore del social network quindi continua l'offensiva per compiacere sempre più il mondo conservatore e allontanarsi dai progressisti. Secondo il Guardian anche alcuni gruppi nazionalistici continuerebbero a operare in segreto, nonostante in teoria dovrebbero essere stati bannati.

  • Cala l'aspettativa di vita negli Stati Uniti. E non solo per i poveri. Un ponderoso report del Journal of American Medical Association registra un calo nelle aspettative di vita degli statunitensi per il terzo anno consecutivo? Le cause? L'uso degli oppiacei, le condizioni economiche, il disgregamento familiare. Un quadro preoccupante, che colpisce soprattutto gli stati del New England, in teoria considerati benestanti.

  • Trump il Prescelto. Il sostegno degli evangelici per il presidente dalla condotta personale più discutibile di sempre rimane altissimo. Come mai? In quale quadro rientra la dichiarazione del segretario all'energia che lo ha definito "Il prescelto"? Il Washington Post ci fornisce una prospettiva "storico-teologica" sugli strumenti imperfetti del presunto disegno divino.

  • Quando l'impeachment andò avanti senza paura. Un presidente reazionario e razzista messo alle strette da un Congresso ostile e salvato dal voto al Senato. Previsioni dal futuro? No, la storia dell'impeachment di Andrew Johnson nel 1868. I repubblicani radicali vollero andare fino in fondo, senza temere reazioni ostili. Ma alla fine un certo estremismo nelle loro fila fu quello che salvò il presidente dalla deposizione. Il racconto di quegli eventi su New Republic.

  • Stephen Miller, il nazionalista bianco. Il  trentaquattrenne consulente della Casa Bianca sull'immigrazione avrebbe passato spunti su libri e articoli legati al mondo dell'estremismo razzista a un giornalista di Breitbart negli ultimi anni. Quindi mentre era un membro effettivo dell'amministrazione Trump. Lo scandalo non ha stupito più di tanto nemmeno i detrattori di Miller, che già lo indicavano come l'ideatore delle politiche migratorie più disumane come la separazione dei bambini dalle loro famiglie. L'inchiesta del Southern Poverty Law Center non sarà abbastanza per farlo scaricare dal presidente, ma quantomeno lo definisce.

  • Fenomeni che non lo erano: la fine politica di Beto O'Rourke. Lo avevano paragonato a Lincoln e a Obama. Ma la sua campagna presidenziale è stata di pochi mesi. L'ex deputato del Texas, il democratico Beto O'Rourke, è durato meno del suo collega statale, il repubblicano Ron Paul, che nel 2012 arrivò fino alla convention nazionale repubblicana. Davide Mamone su Inside Over esamina i molti problemi di una campagna elettorale forse minata sin dall'inizio.

Il prossimo numero di Jefferson sarà centrato su uno dei protagonisti della campagna elettorale del 2016. E che lo sarà anche della prossima. Non parliamo di Trump, ma delle fake news. E di come siano le protagoniste del dibattito pubblico americano sin dalla campagna elettorale del 1800. Arrivederci!