Jefferson, sesta lettera: i nuovi sobborghi democratici

"I never before knew the full value of trees. my house is entirely embosomed in high plane trees, with good grass below, & under them I breakfast, dine, write, read & receive my company. what would I not give that the trees planted nearest round the house at Monticello were full grown". Lettera alla figlia Martha Jefferson Randolph, 7 luglio 1793 Sesta lettera: la mutazione di Suburbia

Buona settimana a tutti!
L'argomento di oggi non riguarda uno stato, un territorio o un movimento politico, ma tocca quello che è uno dei luoghi dell'immaginario americano. Stiamo parlando dei sobborghi, una caratteristica integralmente peculiare delle città statunitensi dopo gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Una tipologia di sviluppo urbano che per anni ha favorito la crescita di un certo tipo di elettorato repubblicano, composto da professionisti affermati e timorosi che le minoranze etniche o politiche potessero strappar loro il frutto del loro duro lavoro. Ma questo trend politico sta cambiando, soprattutto nei due stati più grandi, la California e il Texas, che per anni hanno infatti rappresentato la base di potere del partito repubblicano, esprimendo ben quattro presidenti: i californiani Richard Nixon e Ronald Reagan e i texani George Bush senior e George W. Bush. Adesso le cose stanno cambiando. E con questa trasformazione stiamo assistendo a un riallineamento partitico che potrebbe condurre a una nuova coalizione democratica vincente. Ma prima analizziamo quanto successo nella settimana politica americana.

Sciroppo d'acero: il succo degli eventi

  • L'impeachment va avanti. Ed è arrivato alla fase pubblica. Finalmente Tulsi Gabbard non avrà più motivo di lamentarsi. Le audizioni adesso sono a telecamere accese sotto la guida del deputato Adam Schiff (per seguire il processo giorno per giorno consiglio, come sempre, le cronache di Simona Siri) hanno già portato a deposizioni di alto livello, come quella dell'ambasciatore a interim in Ucraina Bill Taylor (qui il video) e di George Kent, vicesottosegretario con delega agli affari euroasiatici (qui una trascrizione). Entrambe le testimonianze confermano che il presidente americano avrebbe chiesto uno scambio al suo omologo ucraino di indagare su Hunter Biden in cambio degli aiuti e che il suo avvocato personale Rudy Giuliani avrebbe iniziato una "campagna di bugie" contro l'ex ambasciatrice Marie Yovanovitch. Venerdì ha testimoniato anche lei, sentendosi insultare da Trump via Twitter e rispondendogli a tono. Il commentatore di Fox News Bret Baier ha aggiunto che questa potrebbe essere un'intimidazione di testimone. Un ulteriore articolo di impeachment in diretta? E ancora non è arrivata la testimonianza di John Bolton (che sta anche scrivendo un libro).

  • Vecchi arnesi scendono in campo. Questi giovani politici non sono in grado di affrontare le elezioni. Si potrebbe rispondere "Ok boomer". In ogni caso stupisce  sia la possibile discesa in campo alle primarie presidenziali democratiche dell'ex sindaco di New York Michael Bloomberg sia quella dell'ex governatore del Massachusetts Deval Patrick (questa invece dichiarata e ufficiale). Entrambi i candidati hanno dei pesanti scheletri nell'armadio. E possono fare ben poco, a questo punto della corsa, nonostante Bloomberg abbia già pianificato di spendere 100 milioni di dollari in pubblicità online mirata contro Trump. Un'altra vecchia conoscenza della politica ha deciso di tornare in pista. Parliamo dell'ex senatore repubblicano dell'Alabama Jeff Sessions, procuratore generale nel primo anno di presidenza di Trump, poi scaricato per la sua riluttanza a difenderlo ad ogni costo. Ha annunciato la volontà di riprendersi il suo vecchio scranno senatorio, attualmente occupato dal democratico Doug Jones. Dovrà però riallacciare i suoi rapporti con Trump (che lo ha insultato in vari modi). E per farlo ha girato un video "fantozziano" in cui elogia il presidente che lo trattato come una pezza da piedi. Sabato anche Jon Huntsman, ex governatore repubblicano dello Utah, si è ricandidato per la sua vecchia carica che ha occupato dal 2005 al 2009. E pensare che già nel 2012 era considerato troppo moderato per gli standard del Gop pre-trumpiano.

  • Roger Stone in cella. L'indagine del Procuratore Speciale Robert Mueller sta dando i suoi frutti, almeno per quanto riguarda il destino di un consulente importante come Roger Stone, uno delle figure più longeve della politica di Washington, partito come volontario della campagna elettorale di Richard Nixon nel 1972. Una giuria lo ha dichiarato colpevole di ben sette capi di imputazione, tra cui falsa testimonianza, ostruzione alla giustizia e minaccia a testimoni. A febbraio si saprà di quanti anni consisterà la sua pena detentiva, che potrebbe durare oltre 50 anni.

  • I dem mantengono un piede nel Deep South. Il governatore uscente della Louisiana, il democratico John Bel Edwards, ha battuto il candidato repubblicano Eddie Rispone, sostenuto fortemente da Donald Trump anche via Twitter. Per quattro anni quindi rimarrà uno dei pochissimi dem nell'area. Si tratta della seconda sconfitta per i repubblicani in tre elezioni che si sono tenute in stati fortemente conservatori, dopo il Kentucky e il Mississippi (dove ha prevalso di misura il Gop Reeves). Per Edwards però, con una maggioranza legislativa repubblicana, si prospetta un periodo difficile per la sua agenda conservatrice sui temi sociali come aborto e porto d'armi ma progressista sui temi economici come l'espansione della copertura sanitaria per i più poveri e i maggiori finanziamenti a scuole pubbliche e università. Il risvolto nazionale però, è che anche stavolta, come in Kentucky, Trump sembra aver perso il suo tocco nel risollevare candidati in difficoltà.

Suburbia, l'ultima frontiera della diversità culturale


Un'immagine come questa, tratta da un messaggio pubblicitario del 1948, per anni ha incarnato i valori della vita nei sobborghi delle città americane. L'auto che entra nel vialetto di una casa spaziosa, ricca di elettrodomestici, dove la moglie casalinga aspetta il marito che lavora come dipendente per una grande corporation come potrebbe essere la General Electric o la Ford Motors, in compagnia di un paio di figli, al riparo dalle grandi città, rumorose ed inquinate. Un archetipo che troviamo perfettamente incarnato in questo filmato. Quest'immagine oleografica poi poteva nascondere conflitti laceranti, come raccontato nel film Lontano dal Paradiso di Todd Haynes. Ma c'erano delle ragioni ben precise per la nascita di queste aree, risalenti agli anni posteriori alla Seconda Guerra Mondiale. Nel periodo successivo alla Grande Depressione, la produzione di nuove abitazioni crollò del 90%. E questo ebbe conseguenze molto acute nel determinare chi poteva possedere un'abitazione: secondo i dati del Censimento del 1940, solo il 43,6% degli americani ne aveva almeno una. Con l'intervento americano nella Seconda Guerra Mondiale avviene un'ulteriore battuta d'arresto: il neoistituito War Production Board il 9 aprile 1942 decide con l'ordine L-41 di stoppare tutte le costruzioni "non strettamente legate allo sforzo bellico". Risultato: all'indomani della fine del conflitto, un report della Camera dei Rappresentanti redatto nel febbraio 1946 descrive la carenza di abitazioni come una "tragedia nazionale" Il governo federale già si era preparato ad affrontare il ritorno dei veterani. Il 16 novembre 1942 il presidente Franklin Delano Roosevelt in un discorso tenuto a Chicago dichiarò che "Una nazione di proprietari di case, dove ognuno ha il suo pezzo di terra, è invincibile". Ma il programma che avrebbe avviato la ripresa dell'espansione abitativa fu il G.I. Bill del 22 giugno, sponsorizzato dall'ala conservatrice dei democratici e dall'American Legion, per fornire una serie di benefit ai veterani e accettato malvolentieri da Roosevelt, che avrebbe preferito proseguire con programmi modellati su quelli già attuati durante il New Deal. Tra questi benefit, oltre a delle agevolazioni riguardanti lo studio, c'era l'opzione di ottenere mutui a tasso zero per l'acquisto di case. Non solo: c'erano ulteriori vantaggi per le case di nuova costruzione. Per molti fu l'occasione della vita: potersi finalmente spostare dalle rumorose città, sempre più affollate, inquinate e popolate da minoranze etniche ritenute pericolose per avere un piccolo pezzo di terreno per sè, quasi a voler riscoprire un'utopia jeffersoniana-pastorale. Ovviamente questo aveva un evidente risvolto negativo dal punto di vista dell'integrazione razziale, anche al di fuori del Profondo Sud. Chi andava a vivere in un sobborgo lo faceva per non essere vicino di casa di famiglie afroamericane. Era in parte anche quella, la promessa. Di diventare borghesi, anzi, di poter essere dei piccoli piantatori, con gli elettrodomestici al posto degli schiavi. Un'immagine esplicativa di questo mood potrebbe essere questa:


Ma qual era il risvolto pratico di questa evoluzione? Prendiamo la costruzione di Levittown, in Pennsylvania, un sobborgo di Philadelphia ideato nel 1951 dal costruttore William J. Levitt, ideatore di un procedimento che poteva realizzare una nuova abitazione in 26 step e 16 minuti totali. Dal 1952 al 1958, vennero costruite 17.311 abitazioni di quattro tipologie diverse per andare incontro alle diverse possibilità economiche. All'interno del quartiere poi vennero costruite piscine, chiese, campi da gioco e quello che per l'epoca era un gigantesco centro commerciale, lo Shop-A-Rama, il più moderno costruito fuori dalla California. Levitt aveva una sua curiosa visione sociologica che però includeva un punto fermo: non si vende ad afroamericani. Ma quando nel 1957 Bill and Daisy Myers, due professionisti neri, comprano casa dal precedente inquilino Bill Wechsler, devono affrontare una serie di attacchi e di violenze razziali, tanto che la perseveranza di Daisy nel voler rimanere nel quartiere l'ha portata ad essere definita come la "Rosa Parks del Nord": Altre volte non furono sobborghi, ma intere città ad essere costruite ex novo, come nel caso di Rohnert Park, in California, inaugurata nel 1962. Ma anche la San Fernando Valley, una zona coltivata ad agrumi nelle vicinanze di Los Angeles, divenuta poi il simbolo di un'espansione urbanistica incontrollata. Tutte queste aree del paese divennero, per usare un'espressione della storica Lisa McGirr, le aree dove sarebbe proliferati i "suburban warriors", professionisti affermati preoccupati dal cambio dei costumi, dall'avanzata del comunismo e dalla crescita dello stato sociale. Questi non volevano affatto che una di queste minacce togliesse loro il benessere consolidato, che doveva restare un rifugio dalla promiscuità e dalla sporcizia dei centri urbani. E infatti questi furono i centri che spinsero al potere Richard Nixon e a cui, in un certo senso, faceva riferimento nel suo discorso del 3 novembre 1969 dedicato alla "maggioranza silenziosa": Ma anche allora questi centri non erano statici. Fu in queste aree che per la prima volta gli italoamericani divennero membri a pieno titolo della comunità statunitense. E negli ultimi anni questo trend si è accentuato. Prendiamo il settimo distretto congressuale della California, che comprende le comunità attorno a Sacramento. Senza andare troppo indietro, a Folsom è dove risiede Andy Pugno, un avvocato fondatore dell'organizzazione conservatrice Protectmarriage.com, che nel 2008 riuscì a ribaltare  temporaneamente per via referendaria la  delibera che consentiva il matrimonio gay nello Stato. Nel 2012 questo distretto vede sfidare il deputato repubblicano di lungo corso Dan Lungren, sfidato dal medico Ami Bera, di origine indiana. Di misura, dopo giorni di riconteggi, Bera prevalse. Perdonate la digressione alla Emmanuel Carrère, ma qui devo aprire una parentesi: lo scrivente si trovava proprio in quel distretto e fu emozionante, in un quartiere ricco come Fair Oaks, notare come nonostante la netta prevalenza di cartelli elettorali a sostegno dei candidati repubblicani (compreso il ticket presidenziale Romney-Ryan), il pragmatico dottor Bera fosse riuscito a sconfiggere Lungren. Questo singolo episodio rimasto nella mia memoria era il prodromo di un trend che sarebbe esploso nel 2018 a livello nazionale e che nel 2020 potrebbe persino far barcollare lo stato più conservatore d'America, il Texas.

A lume di candela: letture per approfondire

  • L'America sta cambiando, ma rimarrà democratica? Il ruolo crescente delle minoranze nei processi elettorali sta assottigliando il margine con cui i conservatori potranno mantenere un ruolo politico rilevante. La democrazia americana potrà reggere a questa polarizzazione o veleggia verso la sua fine? Un lungo saggio di Yoni Applebaum su The Atlantic riflette su questo trend e sul ruolo che possono giocare i moderati repubblicani.

  • Il Medicare for All non sarà una passeggiata. La proposta sponsorizzata dai senatori Bernie Sanders e Elizabeth Warren di realizzare un sistema sanitario pubblico ha lo 0% di possibilità di essere approvata dal Congresso. Uno dei motivi è la crescente popolarità dell'Obamacare: la riflessione di Mario Del Pero, con l'ausilio di molti dati, spiega perché questa battaglia rischia di portare i dem a schiantarsi.

  • Come combattere l'antisemitismo, secondo Bernie. La lotta contro il pregiudizio antiebraico deve tornare ad essere uno dei pilastri del movimento progressista. Bernie Sanders ragiona sul suo retaggio e sul suo rapporto con Israele e su come la sinistra deve affrontare quella che sta diventando un'emergenza democratica anche negli Stati Uniti. Lo scrive sul trimestrale Jewish Currents.

  • La strategia di compiacere solo gli studenti di sinistra è perdente. Lo ha detto l'ex presidente Obama che tutto questo parlare di rivoluzione rischia di far perdere nuovamente la presidenza ai democratici. Gli fa eco Robby Soave sul mensile libertario Reason, dove mette in guardia sugli effetti negativi di questa ricerca spasmodica del consenso degli studenti radicali. Potrebbe anche farli prevalere nel voto popolare, ma far perdere loro nuovamente quegli swing states fatali nel 2016.

  • La telemedicina sta salvando vite nell'America rurale. L'ultima frontiera del servizio medico sono gli interventi da remoto per pazienti difficilmente raggiungibili nelle aree più remote del Paese. Lo racconta Eli Saslow sul Washington Post.

  • Gli sciatori che combatterono i nazifascisti. Circa ottant'anni fa il presidente della National Ski Association Charles Minot Dole iniziava la sua attività di lobbying sul Congresso per ottenere la costituzione di un corpo di soldati in grado di combattere in montagna nell'imminente conflitto bellico mondiale e vennero impiegati principalmente sul territorio italianp. Su Time la storia di queste soldati proveniente dall'elite economica che nel dopoguerra divennero imprenditori fondarono l'industria sciistica di massa in location prestigiose come Jackson Hole, Aspen e Squaw Valley.

Jefferson ritorna la prossima settimana: l'argomento sarà la storia della sinistra socialista americana e di come da movimento marginale è diventata un fattore importante di cui è impossibile tenere conto. Sì, parleremo molto anche di Bernie Sanders. Arrivederci!